CRITICHE

 
 

Le opere di Anna Maria Li Gotti evidenziano la perenne antitesi fra la spiritualità e l'immanenza, il razionale e l'emotivo, l'eterno ed il transeunte, senza indicare risposte, per forza di cose, dogmatiche, ma ponendo una serie di domande sul senso della vita e sul destino umano.

L'anima delle formenei dipinti di Anna Maria Li Gotti arriva al nostro sguardo decisamente coinvolgente, grazie al suo eccellente estro creativo.
Non c'è alcun dubbio che per l'Artista sia immediata l'esigenza di esternare le sue emozioni, celate nel più profondo inconscio, fadendole emergere nella parte cosciente del proprio "io" per imprimerle con la forza cromatica sullo spazio pittorico.
Ammirare il suo operato è come stare in una dimensione travolgente dall'intensità di impulsi che trasmettono la sensibilità espressiva di una valida Artista, amante della Natura.
Anna Maria Li Gotti trasmette nei suoi dipinti que serbatoio emotivo che diviene denominatore comune di tutte le sue interpretazioni, attraverso la gamma del colore che dona emozionale forma alle sue suggestive creatività; in esse, infatti, si percepisce un dipingere per entrare nel cuore dei suoi ammiratori e comunicarne con passione le sue infinite poetiche sensazioni pittoriche.
           Anna Francesca Biondolillo

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 Anna Maria Ligotti intriga l'osservatore con una furia creativa che passa dal braccio alla mano. La pennellata è inscindibile dal gesto, dall'attimo che l'ha determinata portare l'osservatore fuori dall'opera , a chiedersi il perchè della creazione, a ripensare al momento dell'azione. Un grande dinamismo è il protagonista principale, la superficie diviene una dimensione da conquistare, coinvolgere, direzionare oltre i limiti della tela: irrompere con il colore è per l'artista atto di libertà energica, attimo per librarsi altrove. Superando idealmente i confini che l'opera possiede, il colore tende a predominare su tutto, ad invadere lo spazio divenendo personificazione di carica vitale. Una zampillante vitalità e vivacità sono la traccia cardinale di cui ogni dipinto è pervaso, a tal punto ogni creazione è una innovazione unica e una novità irripetibile.

ANNA SORICARO

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Critiche 2010
Assimilare pittura e arti visive a tutte le effettualità meccaniche di una fatalità del fare, è un errore minimalistico in cui si può cadere, in flagranza di una certa paccottiglia nichilistica che asseconda i nuclei del disfacimento dell'essere in ragione di un avere, che è sempre più inglorioso e labile, ma quando avviene di guardare questa Tempesta marina del 2004 o la precedenze Mattanza del 2001, ci si ricorda che non tutto è perduto seppure in una eclettica identità, dove nascondersi riesce meglio che il rivelarsi, come se si giocasse ad un rincorrersi dell'irritazione e della provocazione, ma così non è, o meglio non lo fa sempre. succede ad Anna Maria Li Gotti, un singolare fenomeno di omologazione, per cui gli elementi di somiglianza superano quelli di antagonismo, generando un unico grande quadro frammentato in tante piccole parti, che trovano ognuna una valenza per stabilire un legame, senza per questo perdere il motivo di fondo del suo essere separato e vivibile in maniera autonoma. L'ispirazione le scatta, ogni volta, a partire dall'osservazione in un luogo preciso, che può essere una casa, un lungo campo di grano o un esotico viaggio nel Mar Rosso, ma quell'esito è sempre quello di concentrarsi sulla macularità, sugli effetti di luce, sui complementi, sui contrasti. questa si che è un'astrazione serena, priva di turbamenti, fatta da un'osservazione da vicino della natura, di cui, quindi, sfuggono i confini e si ha lo stesso effetto della lontananza, con lo sconfinamento dei particolari e quindi la possibilità di cogliere l'assenza, come stato d'animo della sospensione, della leggerezza e della trasparenza, che dona a queste immagini un grande senso di tranquillità, con un corrispettivo invito all'immersione contemplativa, da perdere ogni motivo ragionante e farsi catturare dall'universo delle sensazioni che si libera e diventa specchio di una visitazione che apre le porte all'intuizione di un infinitamente grande, tendente ad un sublime che mette in mora le ampollosità della parola, che è sempre più tarda rispetto alle immagini e allora, spesso, non è ad essa che dobbiamo fare ricorso ma ad una congerie di linguaggi non verbali, più liberi e spregiudicati. Il paradosso sta proprio nell'officiare la parola, a mettere in rilievo i suoi stessi limiti ed indicare, in questo, come di tanti altri casi analoghi, il privilegio di un rapporto energetico, fatto di fluidità della vista, che riesce a cogliere meglio gli eventi di questa disseminazione fatta in assenza di vento, ma in presenza di un evidente invito al sogno, seppure ad occhi aperti, perché il miglior modo di capire un certo tipo di pittura, non mettersi a pensare, lasciarsi andare al flusso delle sensazioni, che sono i residui antropologici di uno stare con l'universo panico, con il primigenio che è un certo tipo di arte porta alla ribalta in maniera rigogliosa e attuale.
FRANCESCO GALLO
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Critiche 2008
Con delicatezza ed intensità, Anna Maria Li Gotti, infonde nei propri lavori una personale visione del mondo, rilevandone moderatamente la poesia nascosta. I suoi quadri si intarsiano in una pittura d’atmosfera di valenza onirica e surreale, in cui gesto e colore si fondono nella raffinatezza del pensiero che sfiora il tangibile, superando la dimensione cromatica e formale. Ne emerge una figurazione avulsa da canoni razionali,evocativa e fantastica, tuttavia mimetica del reale e sempre in grado di preservare un certo livello di leggibilità che ne consente la comunicazione. Le opere evidenziano un equilibrio tra sedimentazione concettuale, invenzione tecnica ed impulso emozionale, espressi con un linguaggio poetico colmo di echi profondi, nonché di macchie e sfumature cromatiche che trionfano sulla tela creando un ampio respiro. Nell’esaltazione appassionata delle forze dell’istinto e dell’inconscio, la pittrice effonde la sua intricata complessità espressiva, ma anche una certa armonia interiore, che negli ancoraggi con la realtà visibile delle cose, compone un racconto sul trascendentale senso della vita e del destino umano. Il dipinto diviene strumento di linguaggio poetico all’interno del quale l’artista trasfonde il proprio istinto e la propria energia, confermando l’enfasi sulla capacità della pittura di esprimere valori universali ed eterni.
Le immagini fissano il gesto incastonando il rapporto spazio-temporale nell’effimero splendore della propria bellezza, su cui posano bagliori di luce irreale, le cui sfumature divengono il corpo stesso di una pittura che rifiuta il concetto di quadro come luogo chiuso e, che sconfina nel profondo dell’ego, dove l’atto liberatorio e vitale si confronta con la realtà contingente. Atmosfere che, partendo dal reale, accedono ad una dimensione cromatica e formale ammantata di colori vivi e luminosi, in cui il segno scavalca il tangibile per amalgamarsi con l’essenza, prediligendo la profondità del pensiero onirico. Un atto di volontà esistenziale che si confonde con la stessa pratica estetica, tramite lo sprigionarsi di energie intime e irrazionali che testimoniano la forte interazione dell’artista con la vita.
MARGHERITA BIONDO
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Critiche 2006
Oggi ho raccolto un coriandolo,
firmato Li Gotti sfavillante di mondi evocati,
vibrante di suggestioni senza confini,
di visioni figlie di una passione mai silente madre di arte pura, senza compromessi.
E nel suo spazio ristretto tra i rivoli dei pigmenti e dei segni
miniati da dita vigili, ho trovato
vi abita, umana, l'immortalità.
ANONIMO SICILIANO
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Una discesa nelle ambigue eleganze dell'emozione.
"Suggestivamente in bilico fra il figurativo e l'informale, ma propense a farsi in qualche modo racconto, le tele di Anna Maria Li Gotti, pittrice friulana da molti anni operante a Conegliano Veneto, hanno la luce ora sfibrata ora sfolgorante che dall'immensa tradizione veneta s'è trasferita nei refoli e nei nuclei di questo dipinger fra ragionato ed emozionale, così da porgere suggestive, soffici, talora oniriche, talora allarmanti schegge di una psiche privata e insieme universale, trasformata in un racconto.
Ma poiché i quadri parlano secondo le severe leggi della pittura è su di essa che bisogna soffermarsi. Cogliere la vastità silenziosa dei suoi sfondi, il prevalere di ogni tela di un cromatismo di sfondo, il cozzarsi o intingersi di altre stenografie cromatiche, talora il ripararsi sulla tela di due o più comparti, talora invece il fondersi come in visioni insieme equoree e verso i suoi confini. Pittura ricchissima di suggestione ma certo anche di competenza che ha streganti magie di acquario rese con sostenuta eleganza.
Opere come accade del miglior informale che suggeriscono senza precisare, che emozionano senza le ambigue cifre della datità.
Se dovessimo trovare un confronto fra questi racconti pittorici e la naturalità delle cose dovremmo parlare di sole e di vento, di mare e di natura vegetale: realtà spesso suggerite da questa pittrice che dalla soglia del dicibile si prova vittoriosamente a raccontarci quel che dicibile non è.
Piaccia a Firenze accogliere questa mostra che con la sapienza femminile della emozioni della psiche ci porge una serie di tele senza errori, pittura che trova in se stessa le sue più profonde ragioni."
PIER FRANCESCO LISTRI
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"Sono lieta di parlare di Anna Maria Li Gotti, che conosco sia come artista che come persona. Mi ha sempre colpito la sua sensibilità e generosità, per lei dipingere è una necessità vitale una via di salvezza e di gioia. Le esperienze e le emozioni vissute divengono un punto di partenza per la creatività e l'espressione artistica. L'artista si immerge completamente nell'azione di dipingere affidandosi al colore che diventa veicolo di emozioni, per questo sottolineo come nelle sue opere vi sia un uso lirico del colore. Sempre delicata, eppure sicura nel gesto, Anna Maria Li Gotti lascia emergere la parte istintiva di se, la razionalità viene per un po' messa da parte. Il disegno rimane solo accennato. E' il colore che sfuma tutto, o esplode in un ricordo di tempesta sul mare, o vegetazione lussureggiante o fiori solo sognati. Il mare della Sicilia è presente come memoria azzurra, spumeggiante o pericoloso da folate di vento. Talvolta con poche pennellate riesce a realizzare una sintesi efficace che ci comunica emozioni pur rimanendo sempre fedele alle proprie inclinazioni che la portano verso un tipo di espressione istintiva. L'artista ha seguito un proprio percorso di ricerca, affinando notevolmente le proprie capacità e raggiungendo risultati di notevole intensità lirica in questi ultimi anni. Ha voluto arricchire la sua esperienza e approfondire le sue conoscenza nel campo dell'arte frequentando vari corsi presso l'Accademia di Belle Arti e la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
A noi non resta che accettare il suo invito a vivere alcuni momenti in questo suo mondo così carico di vitalità e poesia.
FRANCA MORANDI
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"Li Gotti Anna Maria... donna... pittrice... non vi sono disgiunzioni, il suo carattere si confonde con le sue opere. Arte nuova che io definirei come una crisalide che sta per diventare farfalla e infatti non a caso i colori sono vellutati e impalpabili come le ali di farfalla.
Libera dunque, da ogni schema e prototipo, ma anche senza vizi consumati dove i colori a caso compongono i suoi pensieri che lei ricorre senza sapere dove la porteranno, ma esistono e creano quelle emozioni lontane e vicine che noi vorremmo senza forse utopicamente respirare. Quei colori teneri eppur tormentati rivelano spesso presenze remote o se indugiamo più a lungo presenze esistenti e quasi indagatrici.
Ermetici segni a qualsivoglia interpretativa... ma non banalizzati... questo È l'olocausto offerto dalla Li Gotti".
GIANCARLO GIRARDINI
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"La sua pittura, ricca di rarefatte suggestioni si rifà ad un astrattismo di grande rigore formale a cui padronanza, sensibilità cromatica ed estro, sfociano in esiti di notevole impatto emotivo. Dalle sue tele, infatti, emergono come da una misteriosa filigrana, elementi di leggibilità che sono l'essenza poetica dell'opera di Anna Maria Li Gotti: l'arte come metafora, è vero ciò che vediamo o la realtà è solo una proiezione delle nostre certezze? A questa domanda l'artista non da, come è giusto, una risposta, si limita a fare in modo che il nostro approccio con l'arte sia meno superficiale".
da "LA NUOVA FERRARA" 10.12.1998
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La sua pittura mi ha colpito perché va a toccare le corde più intime e segrete della persona, ha una tavolozza di colori molto particolare, porta l'osservatore alla riflessione e alla meditazione".
GIORGIO PENNAZZATO